Premio donna siciliana dell’ anno 2015 per la scrittura e l’arte, 2016 premio donna siciliana speciale Letteratura

12787474_10206029707249738_1404378656_oMelinda Miceli, celebre scrittrice e saggista, Premio donna siciliana dell’anno nel 2015 per la scrittura e l’arte, è stata designata per il 2016 “Premio donna Siciliana speciale per la letteratura” dal Patron Antonio Omero, grazie alla pubblicazione del romanzo “Primadonna in Sicilia, Stella d’Oriente”. Questa la motivazione ufficiale della nomina al premio speciale per la letteratura: “ Si tratta invero del primo romanzo della letteratura italiana che narra un processo storico e personale introducendo il lettore alla conoscenza del mondo iniziatico. L’opera è pregevolissima non a caso Premio donna Siciliana 2016 Speciale per la letteratura. Di sicuro il romanzo entrerà nelle antologie e come l’autrice sarà storicizzato”.

L’autrice e l’opera così sono state definite dal critico e semiologo Salvo Sequenzia: “ Scrittrice raffinata, coltissima e di stendhaliana eleganza Melinda Miceli nel suo nuovo romanzo trama la «singolare storia di una ragazza nata da famiglia borghese» che attraversa «come una supernova» uno spaccato di storia dagli anni Settanta ad oggi, fulminando con la sua «viscerale bellezza» una realtà in cui a cercare di dominare, ancora, nonostante tutto, è il maschio. Romanzo di formazione e ‘journal’ sentimentale, Primadonna in Sicilia di Melinda Miceli è, soprattutto, il resoconto di un complesso percorso di conoscenza dell’Essere e del Cosmo che l’Autrice dipana dando anima a personaggi che si muovono dentro la storia con la levità di figure danzanti, espressione di quell’ideologia del tempo congelato che, da Sterne a Eco, ha nutrito le pagine più alte del romanzo europeo. In una Siracusa di antiche sontuose dimore patrizie Ursula, creatura dall’alea soprannaturale, è la mistagoga che, attraverso la sua maturazione umana, sessuale e intellettuale, ci guida in un universo che l’autrice tratteggia con scrittura ariosa e abbagliante, ricca di digressioni e di accensioni filosofiche, esoteriche e misteriche. La proverbiale ricchezza della scrittura di Melinda Miceli testimonia una densità e una complessità che chiedono continuamente di essere ritrovate e fatte risaltare attraverso e oltre la lettera del testo. Il romanzo ingaggia una lotta di singolare emancipazione dai miti fittizi e risibili del gallismo che diviene, soprattutto, una redenzione interiore e l’affermazione di un ideale ineffabile sul pantano del reale, in un dedalo di avvenimenti, vicende, luoghi e personaggi raffigurati con tocco lieve e potente. Il romanzo traccia l’itinerario di un graduale, ineluttabile incremento di conoscenza e di consapevolezza da parte della protagonista, che autorizza a qualificare l’opera come un tentativo di ricostruzione delle ragioni filosofiche e contingenti di un destino. Sotto quest’aspetto, Primadonna in Sicilia di Melinda Miceli possiede senza dubbio tutte le qualità di un’epica moderna, di cui l’Ulisse joyciano costituisce il prototipo. In questo senso, l’eccedenza di significazione che si coglie nel romanzo costituisce il diretto risultato di un mondo percepito alchemicamente ed esotericamente, da decifrare simbolicamente e da divorare linguisticamente. Una pagina tira l’altra, vorticosamente. Alchimia, esoterismo, gematria e kabbaláh ebraica si rincorrono spalancando le porte all’invisibile, in un viluppo gaddiano nel quale l’autrice coglie le ramificazioni del reale sedimentandole nel rizoma di una scrittura che diviene “portentosa macchina narrativa”.
Dalla Premessa dell’Autrice alcuni brani che qui riportiamo esprimono la potenza strutturale dell’opera: “Ho immaginato e creato una variazione dialettica non solo a livello sociale ma anche sulla tematica e sul substrato culturale sul quale si regge l’opera. Ho voluto infatti dare vita ad un romanzo colto, dalla grande potenzialità lessicale per tracciare il ritratto autentico della migliore società della Sicilia dagli anni 70 ad oggi, nelle sue metamorfosi storiche, politiche e ideologiche.
Un ritratto così veritiero da ancorarsi come modello letterario, quello di una Sicilia tangibile ma anche misteriosa, riccamente descritta in una versione minuziosa dalla vena esoterica per svelarne al grande pubblico i suoi segreti ancestrali. Una Sicilia impantanata nella retorica del gallismo e dell’immobilismo politico dove la donna intellettuale e indipendente fa ancora paura a tanti e non riesce a trovare la sua fausta dimensione sentimentale; un’isola in cerca di futuro e di cambiamento, la cui voce si avverte nelle digressioni e nelle rievocazioni colte di luoghi fantasma visitati e non, divenuti scheletri di un passato glorioso. Il mio obiettivo in quest’opera è stato anche quello di rendere la trama filmica, quasi una sceneggiatura avvincente per annunciare e presentare le trasformazioni epocali che la nostra società sta registrando grazie ai messaggi delle scienze occulte e delle varie teorie scientifiche e teosofiche che scuotono il sapere tradizionale. In virtù di ciò la mia protagonista Ursula, un’eroina classica ma rivisitata dalla morale contemporanea, dopo un periodo di “contaminatio” riemerge con la sua vera indole ed educazione e ritrova la sua strada attraverso la penna e lascia la sua Sicilia, quella terra che tanto ama e conosce per cercare quella “porta santa” che la introdurrà alla salvezza e alla sua redenzione. Con il suo finale rifiuto del materialismo, la sua superiore concezione dei valori e il suo grande intuito Ursula è un personaggio femminile che segna il cambiamento di un’epoca e rivoluziona anche il ruolo culturale e universale della donna nella società moderna. La parabola discendente e ascendente di Ursula, Rosa Mistica o Stella d’Oriente che si contamina per poi assurgere a creatura di luce si conclude con un’ascesa trionfante del bene sul male tratteggiata attraversando vizi, perversioni, limiti e circostanze ambientali da scenario dantesco, nel quale metafore, simboli esoterici, che racchiudono freudianamente l’indole dei personaggi, sono il vero caleidoscopio culturale del ventunesimo secolo. L’intento finale è stato quello di creare un romanzo siciliano ma sprovincializzato dove i miei modelli letterari Tomasi di Lampedusa con l’immobilismo del suo Gattopardo e Vitaliano Brancati con il galllismo del Don Giovanni in Sicilia fossero superati in un’opera di riscatto morale di respiro europeo.” La copertina originalissima e simbolica e’ tratta da una scena autobiografica del romanzo. Capodanno ad una festa per ottimati. Si tratta di una scena paradigmatica per delineare il personaggio di Ursula, la protagonista, che rivoluziona letterariamente il ruolo femminile della donna moderna.
Il nuovo romanzo di Melinda Miceli sarà presentato il 15 gennaio a Catania per inaugurare la sede del prestigioso circolo culturale e musicale Blues Club, piazza S. Francesco D’ Assisi n 9, dai catanesi detta piazza Dusmet angolo via Crociferi, ma le presentazioni di Primadonna in Sicilia sono attese in tutta la Sicilia e in prestigiose sedi dell’isola di Malta.